Giangregorio: "Gol per Giorgia, la famiglia, gli amici e Triggiano"

Un gol che ha messo il sigillo sulla storia del Triggiano Calcio, una corsa verso gli spalti per prendersi l'abbraccio di tutti i suoi compagni e della gente presente al Principe di Piemonte. Stiamo parlando di Luca Giangregorio, centrocampista biancoceleste, autore della rete del 2-0 nella finale play-off contro il Passion Sport Manfredonia. Un calciatore che, nel corso di questa splendida cavalcata, si è fatto trovare sempre pronto e, domenica 17 maggio, nel punto giusto. La redazione di IamCalcio Bari ha avuto il grande piacere di intervistarlo.
Non era semplice affrontare una gara in cui si avevano due risultati su tre a disposizione, specialmente dopo la sconfitta nello scontro per la Promozione al termine di un campionato dominato con 55 punti. Questo dimostra la grande forza mentale di questo gruppo. Come hai vissuto la delicata settimana che ha preceduto il match, vinto in quella domenica — il 17 maggio — ormai diventata storica per la città?
Che dire? Partite del genere non sono mai facili né scontate da affrontare. Abbiamo lavorato su noi stessi, soprattutto sulla testa: è stato quello il primo punto da cui siamo ripartiti dopo la sconfitta con l'Ideale. Il gruppo è sempre stato coeso, anzi, lo è diventato ancora di più in questa settimana, in cui ci siamo dedicati a passare più tempo insieme anche dopo gli allenamenti. Avevamo tutti la stessa voglia di dimostrare a noi stessi, in primis, che la sconfitta con l'Ideale era stata solo un incidente di percorso all'interno di una stagione indimenticabile. Quindi, fin da subito, abbiamo reagito da grande squadra — quale siamo — pensando solo alla vittoria. Sì, perché per noi domenica doveva esserci un solo risultato: il pareggio non ci avrebbe dato il giusto premio. Oltretutto, quando prepari una partita contro una squadra forte come il Manfredonia — a cui faccio i miei complimenti, sia per la gara di ieri che per tutta la stagione, essendo stati dei degni avversari — rischi di fare brutta figura se non sei concentrato. Magari adesso qualcuno guarderà con meno scaramanzia il numero 17, visto che ieri, proprio in questa data, abbiamo riscritto una pagina importante per la storia del Triggiano Calcio.
Sei stato il protagonista di un pomeriggio domenicale che rimarrà nella storia. Cosa hai pensato in quel momento? Quali sensazioni hai provato quando tutti i tuoi compagni di squadra hanno corso verso di te e il pubblico sugli spalti è esploso di gioia?
Probabilmente spiegare e raccontare certe emozioni non sarà mai come provarle. Sono letteralmente esploso: questo è il bello di questo sport, mai banale. Ero carico di rabbia per non aver potuto giocare lo spareggio e affamato di campo per essere partito dalla panchina in questa partita, ma alla fine, come dico sempre nello sport e nella vita, il duro lavoro paga sempre. Io lavoro tanto per questo sport, chi mi è accanto lo sa, e mi riferisco in particolare alla mia prima tifosa nonché compagna di vita, Giorgia, che era lì presente anche ieri, emozionata quanto me. Il gol va ovviamente dedicato anche alla mia famiglia, sempre presente e vicina alla mia passione, e poi agli amici. Ma vedere tutta la squadra in campo che ti abbraccia e ti inneggia in quel modo, con una cornice calda come il tifo triggianese, beh... non ha prezzo. I miei compagni erano tutti contenti per me perché sapevano benissimo cosa stavo passando, e questo è stato il messaggio più bello che mi potessero dare.
Se dovessi chiederti quale sia il momento che porterai sempre nel cuore, quale mi diresti?
Senza dubbio scelgo il gol del 2-0 di ieri, perché dietro quell'emozione così forte c'è tutto: non solo il calciatore, ma l'uomo Giangregorio. Vi spiego meglio. In quel momento ho pensato: 'Ecco, ora il cerchio si è chiuso'. Il mio pensiero va a due anni fa, quando persi proprio una finale play-off in cui, come ieri, avevamo due risultati su tre a disposizione. Insieme a me, nella Grumese, c'era anche il mio attuale compagno di squadra Ivan Ferrulli. In quella maledetta domenica di fine maggio la partita terminò 2-1 in favore dell'Esperia Monopoli e mi fu annullata una rete, a mio avviso regolare, quasi allo scadere. Per un attimo, ieri, mi è sembrato di rivivere lo stesso incubo... e invece sappiamo tutti com'è andata. Ma sposto il pensiero dal calciatore all'uomo, e mi riferisco a un'altra battaglia, anche questa vinta con tanto sudore. Non si tratta di una gara di calcio, ma di qualcosa che avrebbe potuto strapparmi via per sempre emozioni come quella vissuta ieri: parlo del tumore che mi fu riscontrato nel 2012, un linfoma di Hodgkin. Lì senti crollare il mondo addosso. Ricordo ancora la prima cosa che chiesi al dottore subito dopo la diagnosi: 'Potrò ancora giocare a calcio?'. Mi guardò stupito, ma mi sorrise e disse: 'Certo, farai tutto ciò che ti sentirai di fare'. Ebbene sì, a 22 anni avevo ancora troppa passione per lasciare tutto, il calcio fu il mio primo pensiero. Oggi, quattordici anni dopo, quando ripenso a quei momenti mi chiedo ancora dove io abbia trovato tutta quella forza. Tra una chemio, mille pillole e controlli di ogni tipo, riuscivo a trovare il tempo e la voglia persino per una corsetta d'allenamento da solo. Anche senza più peli né capelli, e con quasi 7-8 kg in più per via del cortisone, la voglia era più forte di tutto: facevo ciò che mi faceva sentire bene, e anche una semplice partitella con gli amici mi bastava per essere felice. Ecco cosa è per me il calcio: è vita, è forza ed energia allo stato puro. E sono fiero dell'uomo che sono diventato, anche grazie alla forza che questo sport mi ha fatto tirare fuori. Ecco il perché delle mie lacrime di ieri: c'era davvero tutto me stesso in quell'esultanza. Sono felice e fiero di aver condiviso questo momento con un gruppo meraviglioso, che ha sempre creduto in me, e con il popolo triggianese, che in questi due anni mi ha sempre riempito di complimenti. Un grazie va a tutto lo staff tecnico e dirigenziale, e in primis al direttore Colaci, che mi ha voluto qui in prima persona e mi ha trattato come un figlio, dall'anno zero fino a oggi, in questa stupenda famiglia chiamata Triggiano Calcio.
Un pensiero sul pubblico che vi ha sostenuto per tutta la stagione: ti saresti mai aspettato un'annata così meravigliosa?
Termino con un ringraziamento a tutto il tifo e al popolo triggianese. Siamo partiti dal nulla l'anno scorso, ma già i primi temerari e speranzosi si erano fatti avanti. L'apice fu toccato nella sfortunata semifinale d'andata di Coppa contro il Canosa, a Triggiano: un pubblico d'altra categoria! Siamo stati sicuramente bravi noi ad attirare gente al campo con gli ottimi risultati, ma il plauso va all'eccellente lavoro fatto dalla società a livello mediatico. Sono stati straordinari e ci hanno portato poi all'apoteosi di questa stagione. I tifosi sono stati davvero meravigliosi, sia come calore che come presenza: il cosiddetto dodicesimo uomo in campo si è visto eccome, e in casa abbiamo costruito un vero fortino. Concludo dicendo al popolo triggianese: non smettete mai di credere in questa squadra e fate sì che il coro 'E il Triggiano vuole vincere, vincere, vincere' non resti solo un canto, ma diventi una costante, anche grazie al supporto di ognuno di voi. Ora godiamoci questo meritato e opportuno riposo e, soprattutto, godiamoci ancora la gioia vissuta ieri, cioè la tanto sospirata PROMOZIONE. Vi abbraccio tutti e a presto. Il vostro Luca Giangregorio 18.
